AVVERSE FORTUNE

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Generosità? Rassegnati.  Sii evangelico.

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I conti con la vita si faranno solo in condizione di parità. In presenza della morte.

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Non si impara niente dagli errori. Solo dagli errori di interpretazione, dalle valutazioni errate, dalla conoscenza che ne deriva. Se si è fortunati (ma di fortuna, ce ne vuole molta).

Solo così si può sopravvivere alla coscienza di aver sbagliato tutto.

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In dolor veritas?

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Più dell’amore e dell’eros, conta quel «io voglio comprenderti», per gli abissi di significato della comprensione, nonostante la sua abissale impossibilità. Proprio per questo, questa frase non solo non ci viene mai rivolta, ma, seppur pensata, fortunatamente non osiamo rivolgerla a nessuno.

Il motivo: è inaccettabile ridurre un altro soggetto a oggetto: nel momento in cui ciò accadesse, lo uccideremmo. Così, preferiamo invece “morire d’amore”, eccetera.

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Come sarebbe stata la vita, senza la costante dissipazione, avendo potuto capitalizzare il positivo, il negativo, senza aver mai dovuto ricominciare sempre comunque da zero, senza aver dovuto dare valore zero a ogni cosa, anche di valore – senza, per dirla semplicemente, l’incertezza, la costante mancanza di tranquillità…

Certo, i Soloni, i guru vestiti di bianco, arancio, amaranto (e diverse combinazioni cromatiche) amano mentire dicendo che proprio questa è la vita, e che accettarla così è vivere.

Tutto questo è detestabile. Io sono fra quelli (ma chi siamo, quanti siamo?) che trovano che si debba lottare, o più umilmente, pensare, una vita giusta.

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Gegenständigckeit: in fondo l’oggettività è solo qualcosa che sta. Lì davanti. No?