Diario della peste – Giorni 12-25

Si può, per favore, non usare la parola «guerra», per indicare tutti gli sforzi che si stanno facendo… ecc. ecc.?

I numeri sono andati a puttane. Come? Non ti piace questo linguaggio? Più elegantemente: i numeri hanno esaurito il loro potere di rappresentare la realtà.
Ma detto così è tremendamente peggio.

Un capolavoro: diritto (alla salute) vs. economia. Perché ci sia economia ci vuole qualcuno che sia vivo, però.

Il «distanziamento sociale» c’era già.

Elizabeth Kubler Ross: incredulità: fatto; rabbia: fatto. Vediamo di sbrigarci con la depressione e di arrivare alla svelta all’accettazione, eh.

Distanza a didattica.

Che bisogno ho, di dire al mondo che esisto?

No, forse al mondo sì. Non è il mondo, la questione. Per tutto il resto, no.

Resta qualcosa, oltre al mondo?

L’Eremita, lassù… Ma chi l’ha detto che è lassù? Lui fa il bagno al mare, e prende il sole…

Diario della peste – Giorni 9-11

«Difficile per gli studiosi dire se nella zuppa primordiale sia nata prima la cellula o prima il virus».

Tutti e definire irreale lo scenario che si dipana sotto i nostri occhi (mediatici, però). Invece, giorni fa, quando sono uscito (in deroga più che legittima al DPCM), ho visto che la realtà è proprio così. Siamo noi ad averla abitata. Nel modo che sappiamo. In realtà, tra 100 anni si faranno battaglie in difesa della realtà proprio come oggi (non) si fanno a favore dell’ambiente.

La natura è indifferente all’uomo. No, magari, ne subisce invece le conseguenze. È lo sguardo della natura verso l’uomo che lo è. Che poi, a ben guardare, è il nostro.

L’agente Smith, in Matrix, sostiene infatti che l’uomo è un virus.

Jules Verne è in fondo perdonabile. Tutta la fantascienza, in realtà, è distopica.

Tutta la letteratura, anche. Tutta la letteratura è distopica. Non si era detto che ogni scrittura è biografia?

Rigurgiti di complottismo. Perfino ora che gli sciacalli fingono di tacere. Smentiti dalle file di carri funebri per entrare nei cimiteri.

Tutti virologi, col COVID degli altri.

Nel 2001 tutti a dire «niente sarà più come prima». Sonora idiozia, perché già ogni giorno non è come quello prima. Invece tutto rimase proprio come prima. Anzi, peggio.
Oggi che non si sbaglierebbe, è tutto un «tutto andrà bene», e nessuno che abbia il coraggio di dirlo. Anche se spero che che sia ancora troppo presto. (Se anch’io mi metto a sperare, però, è finita davvero).

L’Eremita, da più di qualche giorno, tace. Lui sì che fa il suo mestiere.

Diario della peste – Giorno 5

Non è esponenziale, è asintotica…

Bisogna superare i 300 morti perché le spiritosaggini tacciano.
Per l’idiozia, ancora non si sa.

La stessa soglia, perché comincino a circolare un po’ di verità, e numeri non a caso. Eccezione: un solo quotidiano, che io sappia. Non belli, purtroppo. E lavoro meritevole di un individuo

La folla, invece, fa la folla. In perfetto stile.

I positivi non avevano senso statistico. Le terapie intensive, ora che non c’è più posto, non più. Bisogna contare solo i morti.
I morti contano?

In serata, quasi 500. Ma sembra flettere. Ancora troppo presto per dirlo, però.

1. Scetticismo (Pirrone e la filosofia non c’entrano nulla – magari…).
2. Incredulità.
3. Allarme.
L’idiozia va messa tra 1 e 2? Tra 2 e 3? Dappertutto?

Non c’è dubbio; nera, la mascherina è più elegante.

Sino a qualche ora fa si diceva «Dobbiamo cambiare il nostro modo di vivere», ora «Dobbiamo cambiare i nostri comportamenti». Ci eri cascato, eh?

Diario della peste – Giorno 4

Domenica. L’Eremita rilegge Pascal.

Tutta l’infelicità dell’uomo deriva dalla sua incapacità di starsene nella sua stanza da solo.

Gli uomini, non avendo nessun rimedio contro la morte, la miseria e l’ignoranza, hanno stabilito, per essere felici, di non pensarci mai.

Le menti piccole sono preoccupate dalle cose straordinarie, le menti grandi da quelle ordinarie.

Beato lui. Io, invece, R. D. Laing. «La vita è una malattia sessualmente trasmissibile, e il suo tasso di mortalità è il 100%». Vorrei averla scritta io.

Rimettere mano a Camus, e perché no, al detestato don Lisander…

E invece, Moodle, WeSchool o Edmodo? Ma poi, per chi… Forse va bene così, solo per chi vorrà, spengano pure…

Il deficit si può fare. Ora lo dicono tutti. Ora.

Un metro e ottantadue di distanza. Anche nei gruppi WhatsApp.

Diario della peste – Giorno 3

In fondo, è l’eterna lotta tra claustrofobia e agorafobia.
No, eterna, no. E neanche lotta. Piuttosto, lo yin e lo yang dei nostri tempi, ma come quelle collanine per innamorati: uno di qua, l’altro di là…

Economia in crisi (toh… Ah sì?…). Il mestiere, pardon, l’economia più antica del mondo…

– La vita è una lotta di consunzione. Vivere è consumare. Gli esseri umani del tuo pianeta sono solo una risorsa che poi viene convertita in capitale. E tutta questa impresa è solo una piccola parte di una vasta e splendida macchina definita dall’evoluzione, progettata per un unico scopo: creare profitto.
– Se è questo che tua madre ti ha insegnato capisco perché la odiavi.
– Io amavo mia madre.
– E cerchi invece di uccidere me…
– Mia madre mi ha fatto capire che ogni società umana è una piramide e che certe vite conteranno sempre più di altre. È meglio accettarlo che far finta che non sia vero.
– È per questo che l’hai uccisa.
– Come osi!?
(Lana e Lilly Wachowski, Jupiter Ascending, Warner Bros, 2015)

Diario della peste – Giorno 2

«Prima sono apparsi nella Bergamasca, e poi via via in tutta la Lombardia […] . Sono i post-it con la frase “Tutto andrà bene”, lasciati da anonimi donatori di speranza sui citofoni delle case, sui cancelli, sulle vetrine delle attività commerciali dei centri alle prese con l’epidemia da Covid-19. Poche parole […], un semplice gesto fatto per inculcare un poco di positività»… Oops.
Untori di speranza…

Ammettiamolo, è un’emergenza. Statistica, anche.

Ora ci dicono di salutarci gomito a gomito. Lì dove prima ci hanno detto di starnutire.

Se proprio posso scegliere, preferisco finire all’ospedale, e non in un nosocomio. No? Ma è inutile porsi il problema. Dicono di rimanere a casa. E telefonare…

Strong buy: telefonici, chimici farmaceutici, Google, Amazon, Netflix.

Aveva ragione Gordon Gekko, il denaro non dorme mai… E non si infetta. (Ma come, non era la cosa più sporca al mondo?).

È partito dalla Germania. Era semplice: follow the money. Funziona sempre.

1,7 mld: sanità, protezione civile e forze dell’ordine;
1,8 mld: prestiti alle imprese;
2 mld: territori e aziende
2 mld: lavoratori e famiglie.
Parti uguali, no?

Lavarsi le mani, sì, ma per il tempo necessario. Utile canticchiare una canzone della giusta durata, e siti web ne propongono diverse. Molto gettonata, Bee Gees, Stayin’ Alive…

L’Eremita, lassù, non si vede. Venerdì, mercati ancora aperti, sarà occupato a chiudere tutte quelle posizioni short…

Diario della peste – Giorno 1

Gruppo WhatsApp compagni di Liceo: (Cripto-neanche-tanto)fascismo, qualunquismo, pressapochismo, meme, funny video, socialz, pseudo-informazione virale… Oops…

Tutti pazzi per l’e-learning. Ora. (Non vi siete mai accorti di chi lo faceva già, eh?).
Ma tanto la nottata passa. Passa?

Negli anni ’90-’00 viaggiavo tanto per lavoro, bestemmiandone l’inutilità, E facevo già telelavoro. Non era smart (il lavoro non lo è, mai). Ma chi te lo fa fare, a guardare sempre avanti? Vabbè, zitto.

Nell’ordine, siamo stati invitati a:
1. Ridurre la socializzazione. Vasto programma. Non privo di un certo fascino.
2. Evitare assembramenti. Ma mica è la Celere, la Stradale… «Circolare, circolare… non c’è niente da vedere…».
3. Evitare strette di mano, anche il segno di pace. L’odio no. Ce ne eravamo accorti.
4. Evitare baci e abbracci. Dilemma: strizzare glutei o entrare in clandestinità.

Scostamento dal pareggio, sì, ma anche un DPCM con misure economiche urgenti, per favore: una tassa sul copia-incolla. Anche dopo l’emergenza. Dopo? Emergenza? Taglia e incolla esente, però.

L’Eremita, da lassù, ci guarda.

Ma solo a me sembra un ghigno?

EVAPORAZIONI

Vorrei andare a dormire in un fosso. Morire. Che come dice il Poeta sono molto simili. Tanto vale andare a letto. Vivere. Che è lo stesso.

* * *

La vita è sgradevole. Non le basta il Male — trascendentale (Kant; Husserl); le piace aggiungere male al male, immanenza su immanenza…

* * *

«Ma, con esattezza… , il lato positivo, da dove lo devo guardare? »

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«Non esiste destino che non possa essere superato con il disprezzo». (Albert Camus, Il mito di Sisifo).

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«Io francamente mi son rotta il cazzo di questa retorica sulla lotta contro il cancro che pare la guerra dei cent’anni e usa pure lo stesso lessico, guerrieri e battaglie e sconfitte e vittorie. La gente non lotta contro il cancro, la gente se lo tiene, il cancro, e se ci muore non è perché non ha lottato abbastanza, è perché il cancro è una merda e di cancro si muore. Anche. E morire non è Caporetto.»

* * *

Credevo di aver toccato il fondo, con il Nulla. Mi sbagliavo. Uno scherzo, al confronto. Non avevo fatto i conti con il nulla.

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Pensieri svuotati. Viaggio compreso tra arcobaleni e respiro. La fine del pensiero ne porta un’altro. Un tipo del tutto nuovo. O è solo l’ombra, l’impronta. La traccia rimasta, e, mai come ora, difficile seguirla. E invece no.

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Il piede tolto dal gas, il rombo sostituito da sibili. E non dire che niente cambia. Ma così lentamente. Quindi niente, e allora accelero.

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Daddy (Coldplay, Everyday Life, 2019). Come la interpreti interpreti, fa male. «It’s okay».

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Il sole entra e esce da cattivi pensieri.

* * *

Può il pensiero degli infiniti fattori, coincidenze, determinazioni, causalità – dalla massa dei protoni alle piume della punta delle ali delle aquile – sgomentare?

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E poi il riflesso verde dell’erba fa evaporare la nebbia sino al sole. Oppure, la luce del sole precipita tra le nebbie sino a rispecchiarsi sul prato.

Ma il tempo di alzare di nuovo gli occhi, e già non c’è più. Ma cosa?