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Category Archives: Senza categoria

Devo tenermi stretto questo sentimento della fine, ora che non è per niente drammatico…

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Quante volte ho detto: va bene tutto. Ora per la prima volta sarebbe vero. E forse non lo è, forse era vero allora. Ma forse invece lo è.

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Il sole si accosta, tramonta ad un palazzo, e come in un’eclissi, la carezza calda è scostata da un vento freddo.

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I grandi dubbi restano sullo sfondo, a ricordarti chi sei, e ora nient’altro che piccole indecisioni che, proprio perché piccole, proprio perché sai che fine fanno i grandi dubbi, non scioglierai.

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Quel sapore particolare, indefinibile, di pensare, quando si è in un posto, all’altrove. Amaro… no, dolciastro, no… amarognolo, no…

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Lasciate che vi confessi una cosa: io in fondo odio i paradossi, gli estremi che si confondono, la mancanza di senso e l’inutilità di ogni cosa. E detesto avere ragione. Quanto vorrei, invece, sbagliarmi, come vorrei, invece, un mondo netto, semplice, conseguente… E invece non lo voglio, anzi, peggio ancora, lo voglio e non lo voglio…

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Il sapore del veleno: sconosciuto, dapprima, conosciuto, quando è troppo tardi.

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Il nulla: lo si desidera per un tempo sconfinato, poi persone presenti anche nel silenzio, e cose fatte senza quasi credere nel vedere le proprie mani che le fanno, lo tolgono, tolgono il nulla lasciando intravedere quello che c’è oltre. In silenzio, lo si contempla, poi, più onestamente, lo si guarda, e basta. Cos’altro fare…

Sempre nel silenzio, ci si accorge poi che la presenza nel silenzio è una bestemmia, una menzogna.

Ma a quel punto, al nulla non si può più tornare.

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Guardare un uomo che dorme fa venire in mente che, effettivamente, non c’è poi così tanto, da fare. Guardando invece dormire una donna il desiderio di svegliarla è inevitabile. Si rimane, però, in presenza della massima intimità possibile, quella del non fare nulla.

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L’ho provato, quel sentimento di eternità. Non è durato molto.

 

E all’improvviso (è sempre, all’improvviso, sempre), tra lo sguardo della distanza, le nebbie e i rossori del mattino, l’intuizione, netta: la questione è un’altra. E che è sempre stato così, sempre, e nessuna voglia di conoscerla.

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Una vita nella quale tutto non fosse altro che gesti.

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I processi alle intenzioni sono sempre odiosi, kafkiani, e la condanna è sempre assicurata. Ma c’è di peggio: quando non c’è alcuna intenzione…

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Se non c’è nessuno, perché dire: «Non c’è nessuno»?