Diario della peste – Le ultime pagine

Sempre meglio finirla un po’ prima.

Sempre meglio non tenere mai un diario, si corre il rischio di non vedere una rivoluzione, e quel giorno scrivere: «aujourd’hui, rien». Vero è che allora le notizie ci mettevano una settimana. Oggi è anche peggio, però. Ma tranquillo: nessuna rivoluzione.

Infatti non era un diario.
(Pena, per chi deve scrivere a scadenza).
(Come se non te ne ricordassi…).

Il «distanziamento» sociale è un lapsus formidabile. L’inconscio, anche quello collettivo, non mente mai. Ed è come se, una volta finito il distanziamento fisico, il destino ci tracciasse la via…

Ho già detto che l’unica cosa buona della vita è guardare le nuvole? Probabilmente sì. Sicuramente.

La vita è meccanica. Movimento, rottura.

Che la forma di vita più elevata sul pianeta è quella vegetale?
Sì.

Però ci sono edere, liane. Parassiti e assassini.

Che quindi non resta altro che il minerale?
Veramente, è stato già detto da qualcun altro.

[Illeggibile, più cancellature] è inutile.

— L’acqua bolle quasi. Tolgo?
Mi guardo nel riflesso del vetro.
L’Eremita fa cenno di sì con la testa.

E sembra voglia dire: «Te l’avevo detto… ».

* * *

Muore mille volte chi ha paura della morte.
(Epicuro)

I discorsi sono una vecchia rete lacera, dalla quale i pesci fuggono non appena gliela si getta sopra. Forse il silenzio è meglio. Proviamo.
(V. Woolf)

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