Diario della peste – Giorno 1

Gruppo WhatsApp compagni di Liceo: (Cripto-neanche-tanto)fascismo, qualunquismo, pressapochismo, meme, funny video, socialz, pseudo-informazione virale… Oops…

Tutti pazzi per l’e-learning. Ora. (Non vi siete mai accorti di chi lo faceva già, eh?).
Ma tanto la nottata passa. Passa?

Negli anni ’90-’00 viaggiavo tanto per lavoro, bestemmiandone l’inutilità, E facevo già telelavoro. Non era smart (il lavoro non lo è, mai). Ma chi te lo fa fare, a guardare sempre avanti? Vabbè, zitto.

Nell’ordine, siamo stati invitati a:
1. Ridurre la socializzazione. Vasto programma. Non privo di un certo fascino.
2. Evitare assembramenti. Ma mica è la Celere, la Stradale… «Circolare, circolare… non c’è niente da vedere…».
3. Evitare strette di mano, anche il segno di pace. L’odio no. Ce ne eravamo accorti.
4. Evitare baci e abbracci. Dilemma: strizzare glutei o entrare in clandestinità.

Scostamento dal pareggio, sì, ma anche un DPCM con misure economiche urgenti, per favore: una tassa sul copia-incolla. Anche dopo l’emergenza. Dopo? Emergenza? Taglia e incolla esente, però.

L’Eremita, da lassù, ci guarda.

Ma solo a me sembra un ghigno?

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