SFONDO E FIGURA

Alla sua prima comparsa, la solitudine non è per niente solitaria, ma affollatissima. Gli oggetti, le cose, riempiono ogni spazio, fisico e mentale, si rivoltano, oppongono resistenza, si inframezzano tra te e il mondo, e ne sei schiacciato, perché in fondo il mondo è — principalmente — fatto di cose. Le cose prendono il posto, il luogo, delle persone, e in fondo la traccia lasciata dalle persone, nel mondo, è costituita da cose, cose che si stratificano, si cumulano le une sulle altre, che il mondo, la natura, non fa più in tempo a distruggere, ammonticchiate sempre più le une sulle altre. In più, gli uomini conservano — non per molto, è vero, ma comunque — memoria delle cose, anche quando queste non ci sono più. Ti porti dietro vagoni di cose, senza — ormai — saperlo; ci sono infatti più cose che ombre, cose-cose e cose-ombre, che nei momenti più inaspettati compaiono agli occhi o alla mente, e la mente vedendo più degli occhi, folla, e la mente vedendo anche cose che in realtà esisterebbero solo con difficoltà, o non esistono affatto, folla.
Poi le cose impoveriscono (povere, lo sono sempre state; povere, piccole cose…) e la solitudine si fa spazio, sempre quando può, quando non è ricacciata indietro, dal finto affaccendarsi del mondo e delle cose. Cose inutili, perché il mondo in fondo è fatto — principalmente, non per molto, è vero, ma comunque, ormai — di cose inutili.
E nella solitudine tu ti stagli. Tu, e la solitudine. Staccati, netti. Ma inciampo o bisogno? Sfondo, o figura…?

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