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L’abisso. Ordinario, quotidiano, il nulla sotto i nostri piedi. Ma non un luogo dove andare. Non lo è neanche, un luogo, a rigore. L’idea, l’esistenziale che abitiamo. Ma l’esperienza dell’abisso non è esperibile. Fatevelo lo dire da quelli che si sono aggrappati a ogni sassolino, a ogni filo d’erba. Sull’orlo bisognerebbe solo passeggiare, le mani in tasca.

Profondità del cielo.

* * *

Sono anni che, d’inverno, guardo l’illusorio arco formato dalla sovrapposizione dei rami spogli della quercia qui di fronte e
Più niente.

* * *

Il niente non è vero niente. Periodicamente, ci sono finti inizi che ripartono da finte tabulae rasae.

* * *

Più realisticamente, niente va mai via del tutto, come ben sa chi riesce male in pittura e aggiunge colore su colore, e il risultato non è il trionfo nel bianco della luce, ma quel marron su carta…

* * *

Invece di far cadere il discorso, fargli lo sgambetto.

* * *

Lo spreco necessario.

* * *

Un consiglio: non chiedere consigli.

* * *

La odio, la verità, odio quella coazione a dirla, l’incapacità degli altri a sostenerla.

* * *

Prima che marciscano, mettere radici.

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