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La voluttà di sentirsi soli, all’alba, quando tutti sono addormentati, e non si è la rappresentazione o la volontà di qualcun altro…

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Ogni estroversione, ogni apertura, ogni sporgenza sull’alterità, ha per destino un fallimento conosciuto, previsto, inevitato.

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L’unico infinito possibile è la possibilità di dirsi. Anche nel silenzio. Un lampo. Non c’è un limite a quel possibile. Infinito, anche quando è impossibile.

Il pensiero di aver detto tutto non è altro che tristezza. Non finita. Che diversamente dal solito, la scrittura non cura.

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Ho ragione io. Ma l’ho talmente confrontata, ammaccata, data in prestito, che, come tutte le cose prestate e usate senza riguardo, si è sciupata, consumata, come se alla fine, senza neppure usarla, si fossero dimenticati di restituirmela.

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Senza ragioni, sotto una luna brillante di ghiaccio — la lama gelida della gioia lacera dal di dentro per crearsi un varco, il sangue a cristalli — vago per queste albe di brina.

 

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One Comment

  1. Oggi ho di nuovo sperimentato la voluttà (e lo sgomento) di sentirmi solo all’alba. E ho ricordato questo tuo pensiero. Talvolta persino la comunicazione è possibile, nonostante le distanze.


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