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Amare, volersi bene, è nel sangue e nel pensiero. Non è questione di tempo. Solo i morti non amano, non pensano. E gli indaffarati, chi si condanna a fare, a essere-nel-presente… È un po’ come se fossero morti; tuttavia, forse semplicemente amano, pensano… ad altro. O hanno paura di amare, di pensare. E forse non hanno tutti i torti. I contemplativi, non è detto che di quell’amore e di quel pensiero poi sappiano che farsene.
Ma che? A proposito di amore e pensiero, cioè di vita, gli unici che ne escono bene sarebbero i morti?

* * *

Se anche andasse tutto bene, ben presto scopriremmo che tutto non ha senso, che tutto è inutile. E così, per venirci in aiuto, la vita ci offre nodi irrisolvibili e difficoltà sempre nuove. Che ci fanno concludere che tutto non ha senso, che tutto è inutile…

* * *

Si scrive per lasciare una traccia, per costruire un barlume di coerenza, testimonianze, prove che non saranno mai usate. Il bisogno di dire provoca solo danni, incomprensioni e indifferenza immediati, triviali, banali, senza intaccare minimamente l’impermeabilità della scrittura. La scrittura è un bisogno, la parola sempre un incidente.
Anche la vita, d’altronde: una potenza sempre smentita da ogni atto.

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