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«Sebald man spricht, beginnt man schon zu irren» (Appena si parla, si comincia a fare errori).

(J.W. Goethe, Spricht, Widersprucht)

«Non sappiamo cosa sia l’energia oscura. È una parola carina per esprimere la nostra ignoranza riguardo a una cosa che compone il 75% del nostro universo».

(Focus TV)

1 a 5. È il rapporto quantitativo tra materia e materia oscura. Non avete capito? Non avete ancora capito?

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Le nuove ricerche cosmologiche vanno nella direzione di negare il Big Bang, ritenendolo non necessario, e teorizzando – come avevamo già intuito – un prima, o una ciclicità. Il punto debole di queste teorie è però la loro difficoltà a porre il nulla all’origine del tutto. Il massimo che possono ammettere è infatti il vuoto. Perché dovrebbe essere così sconvolgente? Il Big Bang, la sua essenza intrinsecamente esplosiva, ci dicono tuttavia qualcosa sul tipo di mente, sul tipo di uomo che ha pensato una cosa simile.

Lo statuto epistemologico della cosmologia avrebbe tutto da guadagnare se si affidasse il compito teoretico a figure non matematiche di “visionari”, da una divisione del lavoro che ai matematici lasciasse le pur necessarie verifiche. Non ci aspettiamo però che anche quest’ultima previsione venga confermata…

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Introversione-solitudine e slancio verso l’alterità. Forse non ha molto senso chiedersi cosa è comparso prima, qual è il nesso di causa-effetto, quanto piuttosto considerarli coesistenti. L’una genera l’altro, l’uno determina e origina l’altra. Come il nulla e il tutto.

Se così fosse, nella Teoria standard della cosmologia bisognerebbe far posto a una nuova equazione.

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Che però né il nulla sia possibile, né il tutto; che le vette e le solitudini del nulla siano impedite dalla presenza innegabile e ineliminabile del tutto, e che le pienezze del tutto siano rese impossibili dalla soggiacenza essenziale del nulla, questo non fa parte né della costitutività dell’universo (cosmologica, o no) né di quella dell’uomo (psicologica, o meno), ma è semplicemente il male. La sua comparsa e persistenza all’interno di tutti gli orizzonti. E non si tratta, evidentemente, di una categoria o un concetto – benché fondamentali – dell’etica… È qui in gioco la natura, la realtà, l’oggettività. Se mai esistessero.

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L’aquila e io ci fermiamo nello stesso istante. Lei con le ali immobili, io coi piedi premuti su freno e frizione.

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