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Durante la mia camminata mattutina, sposto uno scarafaggio dai pericoli della strada e lo getto in una scarpata. Noi conosciamo un ambito limitato (di realtà, di mondo), e, all’interno di tale ambito ristretto formuliamo i nostri concetti: poco-tanto, buono-cattivo, piccolo-grande, giusto-sbagliato… Ma poi estendiamo questi valori al di là del loro ambito, e, dal punto di vista della nostra soggettività, pretendiamo di conoscere (la realtà, il mondo).
Lo scarafaggio mi maledirà perché lui ci ha messo un giorno intero per arrivare sin dove io l’ho fatto tornare indietro, impedendo la sua realizzazione; forse non sarebbe passata un’automobile ancora per diverse ore; forse, nel fosso, un animale lo mangerà. La strada dello scarafaggio era giusta o sbagliata?

L’editoriale di oggi, 5 agosto 2005 (“Measuring the Blogosphere”) del New York Times afferma che «[…] Nearly 80,000 new blogs are created every day, and there are some 14.2 million in existence already, 55 percent of which remain active. Some 900,000 new blog postings are added every day – a steady increase marked by extraordinary spikes in new postings after incidents like the London bombing. The blogosphere – that is, the virtual realm of blogdom as a whole – doubles in size every five and a half months.
If the blogosphere continues to expand at this rate, every person who has Internet access will be a blogger before long, if not an actual reader of blogs. The conventional media – this very newspaper, for instance – have often discussed the growing impact of blogging on the coverage of news. Perhaps the strongest indicator of the importance of blogdom isn’t those discussions themselves, but the extent to which media outlets are creating blogs – or bloglike manifestations – of their own.
That is the serious side of the blogosphere. But blogs are often just a way of making oneself appear on the Internet. […].
It’s natural enough to think of the growth of the blogosphere as a merely technical phenomenon. But it’s also a profoundly human phenomenon, a way of expanding and, in some sense, reifying the ephemeral daily conversation that humans engage in. Every day the blogosphere captures a little more of the strange immediacy of the life that is passing before us […]».
Questa faccenda mi richiama alla memoria la canzone Message In A Bottle dei Police, e invece di reificazione dell’effimero, io parlerei piuttosto di Alltäglichkeit che diviene scrittura. Ma siamo davvero sicuri che solo di quotidianità si tratta? Forse nella maggior parte dei casi; ma non sarei così sicuro che l’«immediatezza della vita», per quanto strana, possa essere «catturata» così facilmente… L’editorialista dice anche che il fenomeno è diventato esponenziale dopo i fatti di Londra. Un passo verso la comprensione dell’effimero, ma al contempo un allontanamento se ciò diventa ricerca di un rimedio.
Non sarà necessario aspettare il giorno in cui il numero dei bloggers supererà quello dei lettori di blog (non sarà una lunga attesa…) per poter dire che la comunicazione è morta. Era ora. Il nulla nulleggia, il mondo è linguaggio, e io (per ora) sto bene, grazie. (Irrimediabilmente).

postato da error405 05/08/2005 13:06

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