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Vorrei andare a dormire in un fosso. Morire. Che come dice il Poeta sono molto simili. Tanto vale andare a letto. Vivere. Che è lo stesso.

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La vita è sgradevole. Non le basta il Male — trascendentale (Kant; Husserl); le piace aggiungere male al male, immanenza su immanenza…

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«Ma, con esattezza… , il lato positivo, da dove lo devo guardare? »

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«Non esiste destino che non possa essere superato con il disprezzo». (Albert Camus, Il mito di Sisifo).

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«Io francamente mi son rotta il cazzo di questa retorica sulla lotta contro il cancro che pare la guerra dei cent’anni e usa pure lo stesso lessico, guerrieri e battaglie e sconfitte e vittorie. La gente non lotta contro il cancro, la gente se lo tiene, il cancro, e se ci muore non è perché non ha lottato abbastanza, è perché il cancro è una merda e di cancro si muore. Anche. E morire non è Caporetto.»

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Credevo di aver toccato il fondo, con il Nulla. Mi sbagliavo. Uno scherzo, al confronto. Non avevo fatto i conti con il nulla.

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Pensieri svuotati. Viaggio compreso tra arcobaleni e respiro. La fine del pensiero ne porta un’altro. Un tipo del tutto nuovo. O è solo l’ombra, l’impronta. La traccia rimasta, e, mai come ora, difficile seguirla. E invece no.

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Il piede tolto dal gas, il rombo sostituito da sibili. E non dire che niente cambia. Ma così lentamente. Quindi niente, e allora accelero.

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Daddy (Coldplay, Everyday Life, 2019). Come la interpreti interpreti, fa male. «It’s okay».

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Il sole entra e esce da cattivi pensieri.

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Può il pensiero degli infiniti fattori, coincidenze, determinazioni, causalità – dalla massa dei protoni alle piume della punta delle ali delle aquile – sgomentare?

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E poi il riflesso verde dell’erba fa evaporare la nebbia sino al sole. Oppure, la luce del sole precipita tra le nebbie sino a rispecchiarsi sul prato.

Ma il tempo di alzare di nuovo gli occhi, e già non c’è più. Ma cosa?

dare avere, controintuitivo come in

partita doppia, che non ti ricordi mai

se le uscite vanno in avere o

viceversa, dare, in entrata, che la

vera ricchezza è donarla e la

saggezza, inutile, a dirti che è così

che va fatto, inutile rettitudine del

dirlo, come si fa, a ben vivere, a ben

vedere, ammetterete che è più

difficile riprodurre a rovescio che

copiare tal quale, più facile tirare un

segno, non riprodurre, e la follia,

quella sana, buona, giusta, che

direbbe di andare per via

scampanellando, avvisare del

pericolo

degli affetti

.

il dolore, già, sempre per una strana

inversione, prima della ferita, per cui

dopo non ti lamenterai più, più

saggio, così quel che è detto è stato

detto, e quando si poteva capire,

probabilmente no, senza volerlo, il

perdono pianto sotto un albero da

meditazione, più onesto,

ammetterete, di illuminazioni da tre

soldi, e quel che è fatto è sempre

ancora da farsi, perché l’amore è

investimento pessimo, che lo spendi

e alla fine resti povero, come all’alba

gli animali del bosco tornano alle

tane, dopo i crimini della notte

.

il male, che bevi

non voluto —

insomma; ciao

Sempre pronto, come sempre (ma, diavolo…), a prendere quel che la vita dà.

***

La vita faccia íl diavolo che le pare della mia vita.

Ma non potrebbero sbrogliarsela tra loro? Io che diavolo c’entro?

***

Dio non esiste, ma il diavolo sì. E non azzardatevi a farmi notare la contraddizione perché potrei fulminarvi all’istante — come un dio all’antica — rivelandovi che contraddizione non c’è.