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dare avere, controintuitivo come in

partita doppia, che non ti ricordi mai

se le uscite vanno in avere o

viceversa, dare, in entrata, che la

vera ricchezza è donarla e la

saggezza, inutile, a dirti che è così

che va fatto, inutile rettitudine del

dirlo, come si fa, a ben vivere, a ben

vedere, ammetterete che è più

difficile riprodurre a rovescio che

copiare tal quale, più facile tirare un

segno, non riprodurre, e la follia,

quella sana, buona, giusta, che

direbbe di andare per via

scampanellando, avvisare del

pericolo

degli affetti

.

il dolore, già, sempre per una strana

inversione, prima della ferita, per cui

dopo non ti lamenterai più, più

saggio, così quel che è detto è stato

detto, e quando si poteva capire,

probabilmente no, senza volerlo, il

perdono pianto sotto un albero da

meditazione, più onesto,

ammetterete, di illuminazioni da tre

soldi, e quel che è fatto è sempre

ancora da farsi, perché l’amore è

investimento pessimo, che lo spendi

e alla fine resti povero, come all’alba

gli animali del bosco tornano alle

tane, dopo i crimini della notte

.

il male, che bevi

non voluto —

insomma; ciao

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Sempre pronto, come sempre (ma, diavolo…), a prendere quel che la vita dà.

***

La vita faccia íl diavolo che le pare della mia vita.

Ma non potrebbero sbrogliarsela tra loro? Io che diavolo c’entro?

***

Dio non esiste, ma il diavolo sì. E non azzardatevi a farmi notare la contraddizione perché potrei fulminarvi all’istante — come un dio all’antica — rivelandovi che contraddizione non c’è.

Io preferisco, in fondo, i pessimisti. Gli unici capaci di ridere. Di sorridere.

***

Non è che per il fatto di viverci dentro, la realtà si capisce.

***

Che (quanto) la gente stia male lo si vede dal bene che dice.

***

Il brutto mattino si vede dal buongiorno.

***

Testapiattisti.

***

Tutto questo virtuale scrosciato come dalla rottura di una diga nelle vite delle persone in fondo è facilmente comprensibile: non è altro che il buon vecchio bisogno dell’oltre, che defluisce in piena debordando da vecchi argini. Solo che da lucidi, antichi frequentatori dell’altrove e smascheratori di illusioni quali siamo, sappiamo bene che non c’è mare, che non c’è un oltre, nessun altro luogo che (ovunque-e-sempre) questo.

Avvertirli, come sempre, è inutile. Di buono, c’è che ora l’oltre ci sembra meno affascinante, che l’adesso è diventato poco frequentato, solitario e quasi incontaminato, e ci si sta, insolitamente, stranamente, bene. Per ora. Finché siamo liberi di uscire.